Orior: il pianoforte di Valentina Casesa


Comunicato stampa:

Un nuovo capitolo pianistico nel catalogo Almendra Music con il debutto discografico della compositrice palermitana. Un lavoro 'modern classical' che anticipa l'Lp del 2017 e accompagna l'ascoltatore alla ricerca sull'essenza del suono


Orior


"Se qualcuno pensa che io abbia deciso di realizzare un disco, si sbaglia. Tecnicamente ho solo iniziato ad unire dei punti, situati in varie parti del tempo e del globo terrestre, per cercarne come un'essenza comune. Non è facile viaggiare costantemente, prendere aerei, fare bagagli, magari hai anche lavoro, casa, famiglia, devi vivere in qualche modo. Ma nulla ti vieta di viaggiare resistendo, anche ad occhi aperti, sentire gli odori dei luoghi in cui sei, fotografarne i colori". Nasce così un nuovo album pianistico di Almendra Music, ancora una volta da percorsi, da geografie umane e artistiche, da sensazioni tradotte in musica e offerte all'immaginazione e alla sensibilità dell'ascoltatore: è Orior, debutto discografico di Valentina Casesa. Dopo Ambienti di Giovanni Di Giandomenico, per pianoforte, pianoforte preparato ed elettronica, la indie-label siciliana sottolinea con un nuovo disco la propria idea di "Almendra piano album", caratterizzati ciascuno dal protagonismo dello strumento e da un approccio compositivo di volta in volta diverso ma coerente, riconoscibile, e dai risultati pregnanti sia intellettualmente che emotivamente.


Compositrice e pianista, Valentina Casesa (1981) è autrice di musica strumentale e d'opera, musica per le immagini e per la danza. Le sue composizioni sono narrazioni in continua evoluzione, senza certezza di sviluppo e fine, moti continui che avvolgono in calmi paesaggi o sorprendono con scarti improvvisi, e coinvolgono ascoltatori da qualsiasi background sollecitando emozioni e immagini profonde, complice anche una ricerca del colore strumentale sempre ben ponderata e spesso sorprendente. Diplomata con lode in pianoforte, composizione e direzione di coro al Conservatorio Bellini di Palermo, è co-fondatrice e pianista del Trio Artè, e ha scritto opere di vario genere e di notevole impatto - da Perceptions in onore di Sofia Gubaidulina a Aspettando Violetta, realizzata in Piazza Maggiore a Bologna in memoria delle vittime della strage del 2 Agosto 1980 e trasmessa da Rai TV. Orior è il suo primo album e anticipa un nuovo lavoro, di più lunga durata, previsto per il 2017.


Già dal titolo - "orior, orieris" in latino significa nascere, cominciare - si percepisce il senso di novità, quasi primaverile, del lavoro della Casesa. Non solo un lavoro di presentazione, non un semplice biglietto da visita, ma l'inizio di un cammino, il primo passo di un percorso, un itinerario tra ricordi e note, che raccoglie sollecitazioni tanto dal suo lavoro come pianista per la danza (come nella traccia d'apertura, Untitled #1) quanto dall'esperienza sedimentata in Sicilia di memorie wagneriane (come nelle due diverse interpretazioni di Saracina), speziata anche da echi di Sakamoto e Satie, e sedimentazioni dal grande repertorio tardoromantico. Immaginazione che muta in musica in presa diretta, prodotto live-in-studio senza tagli ed editing. Come dichiara l'autrice: "Ogni partitura rappresenta un viaggio, per me e per chi ascolta, e così anche ogni registrazione, perché durante il lavoro in studio non hai mai una percezione definitiva, se non solo dopo aver affrontato un percorso, un viaggio, attraverso lo strumento. Riesco a scrivere soltanto immaginando. Ricreare attraverso il pianoforte un luogo, un accadimento, un profumo, colore, emozione, è il modo in cui cerco di comunicare col mondo, sentendone profondamente, a volte anche violentemente, ogni più lieve inflessione e sfumatura. Per questo la mia ricerca si fonda sull'essenza del suono, il quale essendo mezzo di trasmissione di energia, percorre non solo gli spazi ma è capace di entrare dentro l'anima fisicamente, ponendosi in risonanza con l'uomo".


Orior è composto da cinque brani: una sorta di piccolo scrigno 'modern classical' che Valentina ha sigillato prima di partire per questa avventura discografica che la vedrà tornare in studio per il suo album di lunga durata nel 2017. Ciononostante, Orior è un'opera di significativa meditazione sul suono e sul suo significato più profondo, prendendo per mano l'ascoltatore: "La ricerca di “essenza del suono” è stata la estrema concentrazione sulla vita del suono e sulle sue trasformazioni, per ogni brano, per ogni singola frase musicale, ogni nota, ogni singolo respiro, la trasformazione degli armonici in altri armonici, anche con l'uso del pedale come ulteriore e specifico strumento all'interno del pianoforte. Mi è piaciuta molto l'idea - prima con la registrazione in presa diretta e poi col missaggio - di sentire ogni suono vivo, presente, e di portare l'ascoltatore dentro il suono avvolto dallo stesso, come se il mio suono fosse una calda coperta in una fredda sera d'inverno".


VALENTINA CASESA
Orior
5 tracce | 27.10
Almendra Music (AM0024)
Cd (edizione limitata)
e digitale (iTunes, Spotify, Amazon, etc): The Orchard


1. Untitled #1
2. Saracina (take 1)
3. Sunrise
4. Untitled #2
5. Saracina (take 2)


Valentina Casesa: piano


Info:


Almendra Music:
www.almendramusic.com


Valentina Casesa - Orior:
https://almendramusic.bandcamp.com/album/orior


 

Informazioni

Valentina Casesa, compositrice e pianista, è autrice di musica strumentale e d'opera, musica per le immagini e per la danza. Le sue composizioni sono narrazioni in continua evoluzione, senza certezza di sviluppo e fine, moti continui che avvolgono in calmi paesaggi o sorprendono con scarti improvvisi, e coinvolgono ascoltatori da qualsiasi background sollecitando emozioni e immagini profonde, complice anche una ricerca del colore strumentale sempre ben ponderata e spesso sorprendente.

Valentina ha incontrato il pianoforte all'età di sei anni e si è diplomata con lode in pianoforte, composizione e direzione di coro nel Conservatorio della sua città, Palermo. Figure importanti per la sua formazione sono stati Charles Rosen, Ennio Pastorino e Jaquin Achucarro per il perfezionamento pianistico, Dario De Rosa e Renato Zanettovich del Trio di Trieste per la musica da camera, Barbara Rettagliati e Marco Betta per la composizione.

Casesa

La fioritura del suo linguaggio è avvenuta nella dialettica tra la costante pratica al pianoforte della musica classica e romantica, specialmente col Trio Arté, e la fascinazione per l'approccio al suono di autori orientali come Toru Takemitsu e Ryuichi Sakamoto, assumendo anche spunti dalle idee di spazialità musicale di Gyorgy Ligeti.

Oltre al riconoscimento da parte del pubblico più variegato, la musica di Valentina è stata di recente apprezzata anche da Sofia Gubaidulina, ascoltatrice partecipe in prova e in sala alla prima realizzazione di “Perceptions” (2015), per ensemble di percussioni, composta in onore della grande compositrice per il Festival Nuove Musiche del Teatro Massimo di Palermo. La decennale collaborazione col Trio Arté, di cui è cofondatrice, ha portato Valentina sui palchi dei festival e stagioni concertistiche di area classica in Italia e all'estero, spesso condividendo il palco con grandi solisti, tra i quali Gilda Buttà, Karl Alfred Rutz, Riccardo Ghiani, Claudio Marinone.

Nel 2013 Valentina debutta anche come autrice di teatro musicale, con l'opera da camera “Con un soffio di Vento”, su soggetto e libretto suoi, la cui prima ha avuto luogo alle Orestiadi di Gibellina. Dello stesso anno è anche “Aspettando Violetta”, per orchestra, soprano e voce pop, realizzata in Piazza Maggiore a Bologna in memoria delle vittime della strage del 2 Agosto 1980, e trasmessa in broadcasting e webcasting internazionale da Rai TV. Nel maggio 2016 la musica da camera di Valentina varca i confini italiani, con “Fìmmina”, per violino, violoncello e pianoforte, dedicata al Mediterranea Trio (Gran Bretagna) e realizzata dallo stesso a Londra come evento ufficiale al British Museum in occasione della mostra sulla Sicilia che ha inaugurato la nuova direzione del museo britannico. Pochi mesi dopo Valentina è compositrice e pianista, in dialogo con temi wagneriani tra scrittura e improvvisazione, in "Saracina", realizzazione scenica dell''omonima opera non musicata di Richard Wagner, in scena al Festival Pergolesi Spontini a Jesi e ancora al Teatro Massimo di Palermo.

Valentina chiude il 2016 con una nuova apertura, “Orior”, debutto discografico da pianista-compositrice, prodotto e pubblicato da Almendra Music in anticipazione dei lavori in corso per il primo LP, già programmato per la pubblicazione nel 2017.

Se qualcuno pensa che io abbia deciso di realizzare un disco, si sbaglia.
Tecnicamente ho solo iniziato ad unire dei punti, situati in varie parti del globo terrestre, per cercarne come un'essenza comune. Non è facile viaggiare costantemente, prendere aerei, fare bagagli, magari hai anche lavoro, casa, famiglia, devi vivere in qualche modo. Ma nulla ti vieta di viaggiare resistendo, anche ad occhi aperti, sentire gli odori dei luoghi in cui sei, fotografarne i colori.

I brani registrati hanno età differenti, momenti ed episodi diversi pronti a definirsi e ridefinirsi l'uno con l'altro. Tutti però, infine, sono stati "cercati" in studio di registrazione, nota per nota, oltre la scrittura; mi piace sentire il suono nascere, svilupparsi e cambiare identità, oltre la morte acustica del suono stesso… Sentire l'ultimo suono, gli armonici che vengono sopiti dallo smorzo sulle corde per poi rinascere in altri suoni e così fino alla fine del racconto.
Ogni brano è una creatura viva.

Vi sono volte in cui la scrittura diventa una necessità, ed appare complicato scrivere perché sai che vorrà dire trasformare tutte le emozioni, i pensieri e le idee in note, vorrà dire a volte anche vomitare tutto il dolore che hai dentro per poterlo trasformare in qualcosa di bello, di diverso. A volte invece basta solo sentire un odore, incontrare uno sguardo e sei subito altrove, come nel caso di Sunrise, che percorre la sua strada tra un giardino zen e lo scorrere dell'acqua che poi diventa fiume e poi ancora cascata di suono; invece Untitled #1 è nato letteralmente, così come lo si sente nel disco, in una serata piovosa, uno di quelle in cui ti viene voglia di sorseggiare una tisana o un bourbon, (personalmente mi piace pensare che la mia tisana sia come un buon bourbon) e poi metterti al piano e buttare giù le dita cercando i suoni capaci di portarti nei paesi del nord del continente, con un'armonia tendente dal giallo fino al caldo arancione, e sentirti avvolta dal suono, da una coperta, e da un buon vecchio bourbon.

La scrittura per me è così, grossomodo, ora però sarebbe giusto se io raccontassi una storia per ogni mia composizione, o meglio: in realtà io racconto una storia, la mia, ma chiunque ascolti deve poter trovare la propria e poterla trasformare a piacimento, cercando dentro di sé lo stesso suono, la stessa vita, la stessa essenza.

Buon viaggio a tutti.

Valentina Casesa – Palermo, 20 novembre 2016

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