Some Place Called Where: il nuovo disco di Marilena Paradisi e Kirk Lightsey!


Comunicato stampa:

«Dopo una lunga fase dedicata all'improvvisazione totale, alla ricerca e al rapporto col "suono" sviscerato in ben quattro album, ognuno con una particolarità come improvvisazione sulle immagini, la dialettica col silenzio, l’improvvisazione del testo, la dialettica con la risonanza, è come se sentissi di aver concluso un grande capitolo della mia storia, e ho sentito l’esigenza di tornare a "interpretare", a cercare di raccontare storie attraverso l’uso della parola. Sono passati anni, sono accadute così tante cose che ora sento una differente maturità, un differente approccio alla musica e ai testi, inoltre sento che la mia voce è molto cambiata». Sono le parole di Marilena Paradisi, utile premessa per capire la "complessità risolta" di un disco importante e ambizioso, ma anche delicato, intimo, prezioso, come Some Place Called Where. L'ottavo album della vocalist italiana, che dopo tre dischi centrati sul jazz e quattro tra contemporanea e improvvisazione totale, si avvicina nuovamente alla musica delle origini: lo fa con maturità, con una sensibilità nuova e con una straordinaria partnership, quella del grande Kirk Lightsey.


MarilenaParadisi_&_KirkLightseyPubblicato dalla norvegese Losen Records, Some Place Called Where non è un disco solista con un "featuring", lo straordinario pianista di Detroit non fa da "special guest": si tratta infatti di un'opera nata da un duo, forte di un repertorio condiviso, di una comune sensibilità, della stessa visione magica e "olistica" del fare musica. Un senso di scoperta e di luminosità pervade l'intero album, con lo stesso stupore di quando Marilena vide per la prima volta Kirk dal vivo: «Kirk è un musicista che ho avuto la fortuna di ascoltare live e sono sempre rimasta colpita e affascinata dal suo pianismo, dal suo stile, oltre che dalla sua energia e vitalità vulcaniche. È un polistrumentista. Oltre al pianoforte suona il flauto e il violoncello. Ha uno stile inconfondibile,  un tocco meraviglioso che fa cantare i tasti, una scelta armonica davvero inusuale che attinge alla musica classica, che lui ascolta moltissimo. Lui stesso, pur avendo vissuto la vera storia di questa musica, non ama etichettarsi come musicista di Jazz, non ama come viene usata oggi questa parola. Per lui è talmente profonda da spiegare - direi un modo di essere - che  non ha senso come viene intesa normalmente. Per questo Kirk ama dire che la musica è “magica” oppure... non è musica! Lui cerca costantemente la magia quando suona, e ti invita a cercarla anche in te. Poche note e crea subito un’atmosfera, fa delle scelte armoniche davvero inusuali che ti portano sempre a nuova ispirazione».
Kirk Lightsey rilancia: «È un progetto davvero speciale per me perché suonare in duo e con questa scelta di repertorio mi fa trovare un suono orchestrale dal pianoforte che è molto importante per me. Trovare in quella musica il suono di suspense, mistero, senso di spazio infinito, affetti e sentimenti è importante per il mio feeling nella musica. Marilena ha una voce molto speciale e con molto talento, potrei dire tecnicamente per il suo particolare timbro, per intonazione, musicalità,  flessibilità, espressività e il suo stare sul tempo, ma in una sola parola è "molto artistica", e con questo intendo dire che è in grado di cantare profondamente i suoi sentimenti e per questo è espressiva e perfetta per questo repertorio».


Il titolo dell'album proviene dall'omonimo pezzo di Wayne Shorter, scelto da Marilena insieme agli altri che compongono una scaletta profondamente sentita e condivisa con Kirk. Come dichiara David Fishel nelle note di copertina, «Portrait (Charles Mingus), Little Waltz (Ron Carter) e Like A Lover (Dori Caymmi) sono un buon esempio di questa musica scelta per profondità e sincerità, Fresh Air è un brano di Kirk che rappresenta bene il dialogo tra i due, Kirk ci regala anche un solo di flauto incantevole e lirico. Il suono complessivo è molto più pieno di quanto si possa aspettare da un duo, con la progressiva gamma armonica di Kirk e la qualità del tocco, quasi da accompagnamento orchestrale. Ma è l'intimità dell'interazione tra i due che più colpisce».


Some Place Called Where contiene otto brani meno noti, un "repertorio di nicchia" utile però all'espressività diretta, immediata e toccante di Marilena e Kirk, che in soli quaranta minuti trasportano il loro mondo: quello dell'improvvisazione, degli studi in India, della voce come strumento per la Paradisi, quello degli anni passati con Chet Baker, Dexter Gordon, Pharoah Sanders e Lester Bowie, ma anche dell'amore per la musica classica, per Lightsey.


MARILENA PARADISI | KIRK LIGHTSEY
Some Place Called Where 


Marilena Paradisi: vocals
Kirk Lightsey: piano, flute (8) 


8 tracce | 44.57 minuti
Losen Records  


Trailer:
https://www.youtube.com/watch?v=bYS1jbxu8xg 


1. Portrait (C. Mingus)
2. Some Other Time (Bernstein/Green/Comden)
3. Like A Lover (Caymmi/Motta/Bergman)
4. Soul Eyes (M. Waldron)
5. Little Waltz (R. Carter)
6. Some Place Called Where (Shorter/Reeves/Cummings)
7. Autumn Nocturne (Myrow/Gannon)
8. Fresh Air (Lighsey/Paradisi)


Credits:


Recorded, mixed and mastered May 2017 by Clive Simpson
at Studio Extra Beat, Rome
Produced by Marilena Paradisi
Artistic project and arrangements by Marilena Paradisi
Front cover photo by Petter Furuseth
Inside cover photos by Paolo Soriani
Cover design by design holtmann


Marilena Paradisi:
https://www.facebook.com/marilenaparadisiofficial/ 


Losen Records:
http://www.losenrecords.no/

Informazioni

Marilena Paradisi

Vocalist, compositrice, improvvisatrice, Marilena Paradisi spazia con la sua espressività dal jazz alla musica contemporanea , instancabile ricercatrice sull’uso e sulla sperimentazione della voce. Da anni la sua ricerca si volge all’espressione e al colloquio musicale profondo basato sul rapporto che consente di mettere ancora di più in gioco se stessi.

Con i suoi vari progetti artistici Marilena Paradisi si è esibita in Italia ma anche all’estero, a New York, Lisbona, Madrid, Berlino, Finlandia e in particolare in India . Ha ottenuto riconoscimenti internazionali per lo spessore espressivo e interpretativo, con recensioni sui principali magazine internazionali di settore (pensiamo a Jazzhot, Jazztimes, Cadence Magazine, ma anche le nostre Musica Jazz e Jazzit). È stata classificata tra i “Migliori Nuovi Talenti” nei Top Jazz di Musica Jazz degli anni 2002, 2004, 2008 e 2010.

Sempre attenta ai risvolti internazionali della propria attività, alla conoscenza e all’aggiornamento, Marilena Paradisi ha studiato la vocalità di varie parti del mondo tra le quali l’India. Nel 2008 conosce Michiko Hirayama, una delle più grandi cantanti contemporanee del Novecento e interprete dei capolavori di Giacinto Scelsi, con la quale studia canto contemporaneo e sviluppa le sue capacità di sperimentazione e improvvisazione vocale. L’incontro e lo studio con la Hirayama e l’amore per le opere di Scelsi portano Marilena ad interessarsi alla musica indiana.

Tra il 2008 e il 2009, vinta una borsa di studio e invitata in India in Mumbai, studia per tre mesi i Raga e il canto classico Industani con il maestro Dhanashree Pandit Rai. In India ha cantato col grande pianista indiano Louis Banks e il suo trio al Bangalore Jazz Festival e al Blue Frog in Mumbai. Sempre a Mumbai dal settembre 2014 a marzo 2015 ha tenuto un corso di Canto Jazz al Vocal Department of Western Music c/o First Comprehensive Institute of Contemporary Music, THE TRUE SCHOOL OF MUSIC.

Dal 2002 al 2014 Marilena Paradisi ha pubblicato ben sette album come leader, in collaborazione con importanti musicisti italiani e internazionali. I primi tre sono orientati al classico jazz: I’ll Never Be The Same (Philology 2002), col trio di Eliot Zigmund; Intimate Conversation (Abeat Records 2004) in duo col contrabbassista Pietro Leveratto; il disco dal vivo Pensiero. Omaggio a Gino Paoli (Philology 2007), in trio con Renato Sellani e Dino Piana.

Nel 2008 come ospite del gruppo jazz Hot Tune registra il disco Magique (Slam Records) di Alberto Popolla. Intrapresa la ricerca di sperimentazione e vocalizzazione e sonorizzazione delle immagini, sia pittoriche che filmiche, Marilena collabora alla sonorizzazione delle musiche del film di Massimo D’Orzi Samara. Questo tipo di ricerca condiziona inevitabilmente i dischi successivi, caratterizzati da una virata tra contemporanea e improvvisazione totale: Rainbow Inside (Silta Records 2010), con il chitarrista Arturo Tallini, è una ricerca sulla libera e totale improvvisazione, questa volta sulle immagini pittoriche di Alessandro Ferraro; Prelude For Voice and Silence (Siltaclassics 2011) è un lavoro per voce sola e in duo con la partecipazione straordinaria di Michiko Hirayama, improvvisazione totale che inaugura la nuova collana di musica Classica Moderna,SILTACLASSICS; Come Dirti (Silta Records 2012), con special guest Stefania Tallini, è incentrato sull’improvvisazione della musica e di poetici testi in Italiano. Il settimo progetto a suo nome si chiama The Cave (Silta Records 2013), in duo col percussionista Ivan Macera, una originale ricerca sui suoni nelle grotte del Paleolitico, una ricerca incentrata sui suoni che possono avere ispirato i primi artisti nelle grotte del Paleolitico, che si suppone fossero donne. Il progetto è stato presentato all’Auditorium Parco della Muisca l’11 gennaio 2014.
Il 4 settembre 2017 la norvegese Losen Records pubblica Some Place Called Where, ottavo album di Marilena Paradisi, stavolta in coppia con una figura monumentale: il pianista Kirk Lightsey, con cui condivide otto brani per pianoforte e voce.

KIRK LIGHTSEY
Kirk Lightsey è nato a Detroit nel 1937.

Hugh Lawson e Paul Chambers lo hanno introdotto al jazz, insieme a loro ha suonato nell'orchestra scolastica con Ron Carter e Kiane Zawadi. Ha studiato con Johnson Flanagan, fratello di Tommy Flanagan. La sua esperienza da professionista nasce nel sestetto di Harold “Beans” Bowles, successivamente ha suonato con Yusef Lateef, Melba Liston e Ernestine Anderson.
Ha suonato flauto e bassone nella band dell'esercito e dopo l'esperienza militare è tornato a Detroit e ha formato un duo con Cecil McBee. Ha approfondito la musica classica studiando con Boris Maximovich, facendo convivere questo amore con quello per il jazz, in special modo per Hank Jones e Tommy Flanagan. Nel 1965 prende il posto di Albert Dailey nella band di Damita Jo e partecipa alle sedute Prestige con il quintetto di Chet Baker. Nel 1979, trasferitosi a Los Angeles, suona con Pharoah Sanders, Bobby Hutcherson, Esther Philips, Harold Land e Dexter Gordon.

Nei primi anni '90 è a Parigi, dove registra Good Bye Mr. Evans (Evidence Records) con Famoudou Don Moye e Tibor Elekes. Ha suonato con Johnny Griffin, Benny Golson, Freddie Hubbard, Eddie Henderson e Marcus Belgrave, ha fatto parte dei The Leaders, con Arthur Blythe, Chico Freeman, Lester Bowie, Cecil McBee e Don Moye. Ha anche un quartetto Latin jazz con Santi Debriano, Eddie Gladden e Jerry Gonzales.

Questo accoppiamento perfetto, questo matrimonio musicale con i suoi velluti e la sua perfezione pianistica, è una delizia rara. È un album pieno di manovre melodiche e armoniche realizzate con abilità e grazia.

Marilena Paradisi trasmette emozioni immediate attraverso la sua impressionante gamma vocale; Lei fa scat, lei svetta, la sua voce è uno strumento tanto quanto l'avvolgente pianoforte di Kirk Lightsey. Il suono complessivo è molto più pieno di quanto si possa aspettare da un duo, con la progressiva gamma armonica di Kirk e la qualità del tocco, quasi da accompagnamento orchestrale. Ma è l'intimità dell'interazione tra i due che più colpisce. Senti che stanno suonando - per te!

Marilena è attiva nella scena internazionale del jazz dal 1994, con un'abbondanza di registrazioni, concerti e studi al massimo livello. Kirk, americano, è il maestro perfetto. Il suo pedigree è dei migliori, tanto da comprendere cinque album con Chet Baker e un tour con Dexter Gordon dal 1979 al 1983.

La title-track è una splendida interpretazione dell'arioso e sfaccettato brano di Wayne Shorter. Una melodia complessa consegnata con chiarezza e compostezza. Tutti i pezzi scelti ed eseguiti in questa dimensione rilassata e intima sono rifiniti amorevolmente. Portrait (Charles Mingus), Little Waltz (Ron Carter) e Like A Lover (Dori Caymmi) sono un buon esempio di questa musica scelta per profondità e sincerità. Fresh Air è un brano di Kirk che rappresenta bene il dialogo tra i due, Kirk ci regala anche un solo di flauto incantevole e lirico.
La perfetta conclusione di un album perfetto.

David Fishel:
www.davidfishel.info

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